Dott.ssa Veronica Pacella
Crescita personale & Life Coaching

Quando un professionista è serio, sa dirti di no e non deve essere attaccato per questo

C’è un fenomeno preoccupante che vedo verificarsi sempre più spesso nel mio lavoro.

Succede quando un visitatore del mio sito legge uno degli articoli in cui spiego le proprietà di oli essenziali, fiori australiani o nutraceutici. Consigli naturali di supporto al nostro benessere ma mai sostituti di una cura farmacologica per una patologia. Alla lettura degli articoli, segue a volte un’e-mail in cui mi viene chiesta una “cura” per evitare un trattamento farmacologico o per sostituire un farmaco in condizioni di malattie croniche e/o irreversibili.

Questo tipo di e-mail mi colpiscono sempre a livello umano, perché comprendo quanto dolore ci possa essere in queste situazioni. Cerco quindi di dare una risposta gentile in cui, insieme al mio dispiacere, comunico che non posso rispondere in quanto non sono un medico.

La mia risposta però delude in qualche modo le aspettative e cominciano una serie di invettive gratuite, del tipo:
le ho solo chiesto se i fiori australiani sono una cura definitiva, ma è evidente che lei non vuole rispondermi senza pagare una consulenzaoppure allora che dottoressa è? Si vede che lo fa solo per guadagnare…”.

Risposte che mi feriscono molto. Invece di apprezzare la mia risposta (mai scontata), mi ritrovo addosso in modo del tutto gratuito rabbia, arroganza e frustrazione altrui.

Queste reazioni mi hanno portata a eliminare il mio contatto telefonico dal sito proprio per evitare telefonate assurde, la cui richiesta di aiuto si rivela poi un modo per scaricare la propria “merda” sull’altro. So che perdonerai la parola “merda”, ma qualsiasi altro termine gentile non renderebbe l’idea, perché anche le emozioni negative sono tossiche e contagiose.

Chiarisco un paio di cose

Scrivo quindi questo articolo per precisare alcuni concetti che ritengo fondamentali e alla base di qualsiasi rapporto umano: rispetto e gentilezza. Non perché sono una professionista che studia ininterrottamente da 15 anni -no di certo- ma perché sono prima di tutto un essere umano.

Comprendo che in questo momento storico ormai ci si senta liberi di sfogarsi via e-mail o via social con chiunque, ma è giusto per me prendere ora una posizione a riguardo e chiarire tre punti:

1) Esiste una cosa chiamata “codice deontologico”

Ogni professionista ha un codice deontologico. Questo vuol dire che non può e non deve oltrepassare ciò che gli è consentito di fare dal suo albo professionale, specialmente in campo sanitario. Andare oltre i limiti consentiti vuol dire incorrere nell’abuso della professione medica, perseguibile per legge.
So bene che per alcuni operatori questo è un dettaglio e -specie nel campo dell’olismo- molti si improvvisano “tuttologi” consigliando rimedi naturali per la cura delle patologie, ma questo non è il mio caso.

2) Rivolgersi a un professionista vuol dire che, quando chiedi un parere, sei disposto ad ascoltarlo

Quando mi chiedi un parere, vuol dire che ti affidi a un esperto per avere una risposta alla tua domanda. Se mi attacchi perché la risposta non ha confermato la tua idea, allora non stai chiedendo un mio parere da esperta. Stai solo chiedendo la conferma alla tua presunzione di sapere già come stanno le cose.

3) Rabbia, arroganza e frustrazione hanno un effetto sulla salute

La scienza oggi ci dimostra che le emozioni sono in grado di modificare la risposta del DNA, fino a peggiorare sensibilmente la nostra salute. Rabbia, arroganza e frustrazione sono le emozioni più negative e compromettenti in questo. Di sicuro, sfogarle sull’altro non aiuta a liberarsene ma anzi, fa in modo di continuare a coltivarle dentro di sé e lasciare che piano piano queste emozioni continuino indisturbate il loro effetto negativo sul sistema corpo-mente. Il mio consiglio è quello di prenderne consapevolezza. Solo con un atto di consapevolezza e di gentilezza verso sé stessi si può cominciare davvero un percorso di guarigione.

E infine ci tengo a dire che se di guadagno di tratta, non c’è nulla di male nel guadagnare dal proprio lavoro.

Avere un blog per me significa condividere generosamente quello che può essere utile. Aiutare gli altri però non vuol dire -in alcun modo- che sono autorizzata a dare consigli gratis via e-mail o a improvvisarmi medico per sostituire o evitare farmaci con rimedi naturali.

Ogni professionista nel campo delle professioni sanitarie (e non) sa quanto studio, esperienza e formazione continua ci vogliono per portare avanti il proprio lavoro e guadagnare dal proprio lavoro, sia esso fisico o intellettuale, è un diritto della costituzione italiana. Farlo gratis è chiamato, al contrario, sfruttamento.

(fonte immagine: unsplash.com)

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