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Dieta e PMA: come l’alimentazione può aiutare nella fecondazione assistita

dieta e PMA

La dieta nella PMA ha un ruolo molto importante in questo tipo di percorso. In questa guida ti spiego tutti gli aspetti nel dettaglio.

Il ruolo della dieta nella PMA

Fino a poco tempo fa l’alimentazione veniva spesso trascurata in alcuni campi dove invece si sta rivelando sempre più importante, fra cui quello della fecondazione assistita. Dagli studi diventa sempre più evidente infatti che la dieta è determinante per la buona riuscita di questo percorso e in questo articolo ti spiego in che modo.

Parto dal presupposto che ogni cibo ha dei nutrienti e può essere composto in misura variabile da carboidrati, proteine, acidi grassi, vitamine e sali minerali. Questi nutrienti, oltre a determinare quali proprietà ha un cibo, gli permettono anche di avere una specifica azione nell’organismo.

Questo vuol dire che cibi diversi hanno azioni diverse.

E quindi che il modo in cui i cibi vengono associati fra loro in un pasto, possono determinare l’effetto che quel pasto ha nel tuo corpo.

I cibi associati all’interno di uno stesso un pasto possono lavorare in sinergia oppure ostacolarsi. Avere un’azione di supporto in una determinata condizione oppure andare a svantaggio di quella condizione.

Nell’equilibrio ormonale femminile e nello specifico durante un percorso di PMA, questo ruolo dell’alimentazione è fondamentale per andare ad accompagnare i diversi step che prevedono anche trattamenti ormonali specifici.

Perché è importante scegliere gli alimenti giusti nelle diverse fasi della PMA

Il percorso di fecondazione assistita prevede in genere 4 fasi, vediamo insieme quali sono e come impostare l’alimentazione.

Preparazione

Un percorso di PMA prevede in genere una cura ormonale farmacologica. E’ importante quindi impostare un’alimentazione che sia di preparazione e supporto al corpo, così da capire come ciascuna donna risponde sulla base del suo diverso asse ormonale.

Alla domanda: “quando bisogna iniziare un percorso nutrizionale in vista della PMA?” rispondo che è consigliabile migliorare l’alimentazione almeno due/tre mesi prima dell’inizio di un percorso di fecondazione assistita, qualunque esso sia, così da dare il tempo all’organismo di prepararsi al meglio al trattamento.

Fase di stimolazione ovarica

Con la stimolazione ovarica l’alimentazione diventa molto specifica.

La stimolazione ormonale fa sì che venga prodotto un numero maggiore di follicoli che, di conseguenza, comportano un maggior numero di estrogeni circolanti. Il fegato si trova quindi a dover fare un super lavoro per smaltire il carico ormonale. Questo porta una donna a sentirsi più gonfia, ad avere un metabolismo più lento e a volte anche a manifestare nausea, mal di testa e disturbi digestivi, dovuti a un sovraccarico del fegato.

In questa fase quindi bisogna preferire delle associazioni alimentari che vadano a supporto del fegato, utilizzando sia cibi specifici, come per esempio i carciofi, la cicoria e altre verdure amare che hanno queste proprietà. Sia creare dei pasti a supporto che esercitano la loro maggiore azione in determinate fasce orarie. Per alcune donne può essere preferibile a pranzo, per altre a cena, dipende dal tipo di costituzione e dalla forma del tuo corpo.

Pick-up ovocitario

Nel caso di fecondazione omologa, c’è la fase di pick up ovvero di prelievo degli ovociti. In questa fase ci sono almeno due giorni in cui l’alimentazione cambia favorendo alimenti che supportano questa delicatissima fase. E’ bene ricordare che alcune volte si verifica la sindrome da iper-stimolazione ovarica e anche in questo caso l’alimentazione è calibrata sulla situazione soggettiva che una donna vive e su come si sente.

Fase del transfer

In preparazione alla fase del transfer l’assetto ormonale si sposta verso il progesterone, un ormone che causa molto gonfiore e ritenzione idrica.

Anche in questo caso le associazioni alimentari sono specifiche per contrastare il gonfiore e al tempo stesso favorire l’impianto dell’embrione. C’è bisogno quindi di cibi ad azione rilassante, come per esempio le zucchine o i fagiolini. E al tempo stesso bisogna evitare cibi troppo salati che peggiorano la ritenzione idrica, come per esempio i formaggi, specie quelli stagionati, i cibi confezionati, gli affettati e le verdure troppo ricche di sali minerali, come per esempio gli spinaci.

In alcuni casi anche la fase del transfer è preceduta da una terapia ormonale (es. transfer preparati su ciclo medicato) oppure da terapie che variano da uno a più mesi di soppressione ipofisaria (per esempio in caso di endometriosi o adenomiosi dove si utilizzano farmaci). In questi casi un supporto nutrizionale adeguato è di fondamentale importanza sia per la riuscita della preparazione, sia per minimizzare le problematiche comuni che questo tipo di terapie comportano (come gonfiore, mal di testa, etc..).

La fase del transfer e post-transfer, in termini di dieta, è quindi completamente diversa dalla fase di stimolazione e pick-up. Nella fase di stimolazione c’è uno stimolo volto a supportare la funzionalità del fegato nella metabolizzazione degli ormoni. Mentre nella fase di transfer e post transfer da un lato bisogna scegliere cibi che non peggiorano il gonfiore e dell’altro cibi pasti ad azione rilassante che favoriscono l’impianto.

L’importanza delle associazioni alimentari e della costituzione durante la PMA

E’ utile a specificare le diverse fasi e a fare degli esempi perché spesso mi capita di ricevere richieste dove l’alimentazione sembra ridursi solo a una lista in cui introdurre o escludere qualcosa. In particolare, è importante per te sapere che:

1) un’alimentazione in PMA non può essere standard ma va adattata alla tua forma del corpo, alle tue caratteristiche costituzionali e alla terapia prescritta, dunque deve essere strettamente personalizzata.

Questo perché la forma del corpo di una donna è modellata dagli ormoni. Ciò vuol dire che hai un assetto ormonale che determina la tua capacità di metabolizzare e digerire gli alimenti, diversa da altre forme del corpo. Per questo motivo, l’alimentazione -specie in PMA- deve essere modellata solo e soltanto su di te e su come rispondi al piano al percorso.

2) non c’è una lista di alimenti da evitare o una da preferire.

Come ho scritto all’inizio, ogni cibo ha un’azione nell’organismo, motivo per cui i diversi cibi vengono utilizzati per comporre dei pasti che avranno un’azione specifica. Una lista generica di alimenti da evitare o da preferire non ha nessun senso in un percorso delicato come quello della PMA e anzi, potrebbe comprometterne il risultato.

L’alimentazione durante la PMA è dinamica: questo vuol dire che le associazioni alimentari cambiano giorno dopo giorno e le indicazioni sono specifiche per ciascun pasto, come il pranzo e la cena. La dieta infatti cambia sulla base delle diverse fasi e di come ti senti nella quotidianità durante e dopo i pasti.

Ogni donna deve essere guardata nella sua interezza e per questo motivo è bene trattare altri aspetti che, secondo la mia esperienza, sono fondamentali in un percorso di PMA, anche se vengono spesso trascurati dagli stessi professionisti del settore.

Gli aspetti importanti durante la PMA: l’equilibrio glicemico, l’equilibrio intestinale e l’infiammazione

Una dieta in PMA non può e non deve limitarsi solo all’alimentazione. Ci sono infatti altri aspetti – fondamentali – che vanno presi in considerazione per avere un effetto benefico su tutto l’organismo. Questi sono:

1) L’equilibrio glicemico

Diversi studi hanno evidenziato come un equilibrio glicemico instabile influisca negativamente sulla risposta insulinica. L’insulina, l’ormone cioè che regola il livello degli zuccheri nel sangue, è fondamentale per il corretto impianto dell’embrione. Un buon equilibrio glicemico è il risultato di una corretta distribuzione dei pasti nell’arco della giornata e delle associazioni dei cibi in un pasto, sulla base della tua costituzione e del tuo stile di vita.

2) L’equilibrio intestinale

Sempre più spesso ormai c’è un’alterazione della flora batterica intestinale che impatta negativamente sulle zone circostanti, fra cui l’ambiente uterino e quello vaginale. Molti disturbi come cistite, candida e vaginite, sono il risultato di un intestino infiammato e di una flora batterica intestinale alterata da tempo. E’ utile qui specificare che questo può verificarsi anche senza sintomi evidenti ed è pertanto indispensabile capire se l’intestino è in equilibrio, così da favorire al meglio l’impianto dell’embrione.

3) L’infiammazione cronica di basso grado

Che contraddistingue numerose patologie correlate all’infertilità come endometriosi, adenomiosi, endometrite cronica, condizioni in cui si ha un eccesso di tessuto adiposo viscerale, allergie e intolleranze alimentari. Quest’infiammazione influisce negativamente sul meccanismo di regolazione dell’insulina e su altri meccanismi sensibili che potrebbero compromettere la buona riuscita dell’impianto.

L’alimentazione per una paziente che ricerca una gravidanza, come suggerito da una recente pubblicazione scientifica sul tema di dieta e PMA della mia collega dott.ssa Gemma Fabozzi, dimostra l’importanza di un’alimentazione personalizzata.

Avere una visione di insieme per migliorare tutti gli aspetti legati alla PMA

Finora ho trattato alcuni aspetti che aiutano a guardare una donna nella sua interezza. A questi aspetti si aggiunge anche la digestione: bisogna capire se ci sono problematiche digestive a livello di stomaco o intestino. Come per esempio la presenza di digestione lenta, gonfiore, acidità o bruciore con reflusso. In questo caso infatti viene compromessa la tua capacità di digerire e metabolizzare al meglio gli alimenti.

Come fai ad assorbire i nutrienti dei cibi che mangi se non riesci a digerirli bene?

Ecco quindi che l’argomento sulla dieta e la PMA non può essere ridotto solo a una lista di cibi, ma è necessario avere un quadro generale della tua situazione che comprenda:

  • lo studio della forma del corpo. Per capire quali sono gli ormoni che caratterizzano maggiormente la tua costituzione.
  • la presenza, nella tua storia clinica, di sintomi associati a cattiva digestione, intolleranze, allergie e disturbi pregressi come gonfiore, candida, cistite, etc..
  • lo stile di vita e l’esposizione a fonti di inquinanti (per esempio i cosmetici e le confezioni in plastica per cibi contengono delle sostanze che si comportano come interferenti endocrini e che potrebbero ostacolare una buona riuscita della PMA).
  • altri fattori come il grado di infiammazione a cui è esposto il corpo, incluso lo stress, oggi sempre più frequente.

Quanto dura una dieta in PMA

La durata complessiva di un percorso nutrizionale durante la PMA è di circa tre mesi, dove almeno un mese e mezzo è dedicato alla preparazione. Basta considerare che tutte le problematiche digestive e intestinali richiedono almeno due mesi di lavoro per la riparazione e il miglioramento della funzionalità.

Quando poi si entra nel vivo nella PMA, le quattro o cinque settimane successive sono indicazioni specifiche che seguono ciascuna fase (due settimane per la stimolazione, cinque giorni per il pick-up). Le ultime due o tre settimane riguardano il post transfer, in attesa di sapere l’esito delle beta hcg per verificare se sta iniziando una gravidanza.

I tempi potrebbero allungarsi in caso di dimagrimento in vista di una PMA.

Hai bisogno di consigli per migliorare la tua dieta in PMA?

Se vuoi avere più informazioni sulla dieta a supporto della PMA contattami per prenotare un colloquio gratuito.

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