Quando si parla di parassiti intestinali, molte persone pensano a situazioni limite che possono capitare nei paesi tropicali o in situazioni di scarsa igiene. E invece questa problematica è molto più vicina alla quotidianità di quanto possiamo immaginare!
D’altronde anche noi professionisti, abituati a quadri complessi come SIBO, MICI, disbiosi, etc.. spesso non siamo preparati a considerare una situazione come quella delle parassitosi, che abbiamo accantonato fra i casi rari.
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Cosa sono i parassiti
I parassiti sono organismi che vivono a spese di un altro essere vivente chiamato “ospite”.
Alcuni possono colonizzare l’intestino umano e convivere con noi per lunghi periodi senza provocare sintomi evidenti, mentre altri possono contribuire alla comparsa di disturbi più o meno evidenti.
Quando parliamo di parassiti intestinali non ci riferiamo a un unico organismo, ne esistono infatti moltissime tipologie, fino a 170. Alcuni sono microscopici e invisibili a occhio nudo, come i protozoi. Altri appartengono alla famiglia degli elminti, più comunemente conosciuti come “vermi intestinali”, fra cui la tenia, gli ascaridi e gli ossiuri, visibili a occhio nudo e di grandezze diverse.
Ognuno di essi interagisce in modo diverso con l’organismo e con il microbiota, contribuendo a creare quadri clinici molto diversi fra loro.
Per entrare a contatto con un parassita non c’è bisogno di andare in un posto esotico, anzi, è più facile di quanto pensiamo!
Succede infatti con:
- consumo di acqua contaminata
- frutta e verdura non lavate adeguatamente
- carne o pesce crudi o poco cotti
- contatto con terriccio contaminato
- contatto con animali domestici come cani e gatti (chi possiede animali domestici non è che detto che svilupperà una parassitosi, ma sicuramente alcune situazioni possono aumentare il rischio di esposizione).
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I parassiti e l’ecosistema intestinale
Negli ultimi anni stiamo esplorando sempre più il complesso mondo del microbiota intestinale, cioè l’insieme dei microrganismi che popolano il nostro intestino.
Quello che spiego a ogni paziente, quando durante la consulenza rilevo un disequilibrio a livello intestinale, è che l’intestino rappresenta un grande ecosistema, variegato e complesso, dove convivono batteri, lieviti, virus e in molti casi anche parassiti.
Quando l’ecosistema intestinale si altera e inizia a manifestarsi quella che conosciamo come disbiosi (ce ne sono di varie tipologie), iniziano a comparire dei sintomi che possono essere sia intestinali che extra-intestinali e influenzano il nostro benessere su tutti i livelli, da quello più fisico e biochimico, fino all’aspetto mentale ed emozionale.
Le considerazioni sui parassiti sono diverse, a seconda dell’angolazione da cui si guarda a questa problematica.
Personalmente non lo vedo come un “nemico da combattere”: nella mia pratica clinica ho notato come il parassita rappresenti più un segnale di un ecosistema alterato che un bersaglio su cui accanirsi.
Nel corpo infatti ogni disequilibrio è il risultato di più fattori diversi.
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Quali sono i sintomi di una parassitosi?
La risposta a questa domanda non può essere netta e definita ed è il motivo per cui i parassiti vengono sottovalutati così spesso.
Non esiste infatti un sintomo specifico che permette di riconoscere con certezza la presenza di un parassita, in quanto i sintomi possono essere anche molto sfumati e sovrapponibili con altre problematiche.
Ci sono alcuni sintomi e segnali ricorrenti:
- gonfiore addominale persistente nella zona del basso ventre
- alterazioni dell’alvo e alternanza fra stipsi e diarrea
- meteorismo e flatulenza
- prurito anale e/o cutaneo
- stanchezza persistente
- difficoltà di concentrazione
- alterazioni del sonno
- irritabilità
- problematiche cutanee ricorrenti
- bruxismo
- sinusiti, riniti e più in generale mucose irritate
- allergie, intolleranze e sensibilità multiple
- difficoltà a recuperare energia nonostante una buona alimentazione
- sintomi che migliorano solo temporaneamente con interventi sul microbiota
Ovviamente questi sintomi possono essere associati anche ad altre condizioni cliniche e non sono sufficienti per formulare una diagnosi specifica. Uno degli aspetti più discussi infatti riguarda proprio la diagnosi.
L’esame delle feci rappresenta il principale strumento diagnostico utilizzato per la rilevazione dei parassiti intestinali. Tuttavia, molti parassiti vengono eliminati in modo intermittente e non sono presenti in ogni campione raccolto.
Per questo motivo quando c’è un sospetto clinico, possono essere richiesti più campioni raccolti in giorni e momenti diversi (in genere si richiedono almeno tre rilevazioni).
Questo spiega perché, in alcuni casi, una valutazione approfondita da parte del medico può essere necessaria anche in presenza di un primo esame negativo.
Più spesso accade che sia proprio il paziente a trovarli nel momento dell’evacuazione e alle mie pazienti è successo spesso. Si va dagli ossiuri, piccoli e bianchi, molto frequenti soprattutto nei bambini, alla tenia (conosciuta come verme solitario) che viene individuata come un filamento lungo che rimane appeso durante l’evacuazione, fino agli ascaridi che sono invece più lunghi e tondeggianti.
In 15 anni di esperienza posso confermare come molte volte siano del tutto asintomatici, anche se esaminando bene la storia clinica della persona posso notare più di un indizio che mi fa sospettare la loro presenza.
Per completezza di informazioni riporto che a oggi sono stati sviluppati alcuni moderni test sul microbiota in grado di rilevarli, anche se non ne ho esperienza diretta.
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Il legame tra parassiti, infiammazione e microbiota
Uno degli aspetti più rilevanti a mio avviso riguarda il rapporto tra parassiti e microbiota, all’interno dell’ecosistema intestinale di cui ho accennato.
La presenza di alcuni parassiti infatti trova terreno fertile per via di un alterato equilibrio dell’ecosistema intestinale, con disbiosi, alterazioni digestive e una conseguente attivazione del sistema immunitario.
Per questo motivo, quando si lavora sull’ambiente intestinale, è importante considerare sempre il quadro generale, insieme alle caratteristiche costituzionali di una persona, ai suoi punti di forza e ai suoi punti di vulnerabilità, poiché come ci ricorda Pasteur: “il microbo è nulla, il terreno è tutto”.
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Alimentazione: come prevenire a tavola
Un’adeguata igiene alimentare rappresenta il primo strumento di prevenzione dai parassiti. È molto importante infatti:
- lavare accuratamente frutta e verdura
- cuocere carne e pesce
- prestare attenzione all’acqua consumata durante i viaggi
- sostenere l’equilibrio del microbiota attraverso un’alimentazione ricca di cibi freschi, fibre e verdure, riducendo quelli confezionati
Alcuni alimenti sono utilizzati da diverse culture per sostenere il benessere intestinale e sono oggetto di studi scientifici per le loro potenziali proprietà antimicrobiche e antiparassitarie.
Tra i più conosciuti ritroviamo:
Aglio: ricco di composti solforati come l’allicina, è noto per le sue proprietà antimicrobiche e per il suo effetto di supporto all’equilibrio intestinale.
Chiodi di garofano: contengono eugenolo, una sostanza aromatica studiata per la sua attività nei confronti di diversi microrganismi.
Semi di zucca: utilizzati da secoli nella tradizione popolare, contengono cucurbitina, un composto che ha suscitato interesse per il suo possibile ruolo nel contrasto di alcuni parassiti intestinali.
Origano e timo: queste erbe aromatiche della nostra tradizione mediterranea contengono composti naturali come carvacrolo e timolo, studiati per le loro proprietà antimicrobiche. Contribuiscono a sostenere l’equilibrio dell’ecosistema intestinale e ad arricchire la dieta di preziosi fitonutrienti.
Zenzero: noto per le sue proprietà digestive e antinfiammatorie, è conosciuto e utilizzato da tempo nelle tradizioni orientali per favorire il benessere gastrointestinale. Grazie ai suoi composti, può rappresentare un valido alleato.
È utile considerare questi ingredienti come spunti per un’alimentazione sana a sostegno della digestione, dell’equilibrio del microbiota e del benessere dell’ecosistema intestinale.
Questi alimenti possono essere inseriti all’interno di una dieta varia ed equilibrata, contribuendo al benessere dell’ecosistema intestinale insieme a uno stile di vita sano. Il loro utilizzo, così come quello dei fitoterapici, dovrebbe sempre essere valutato all’interno di un percorso personalizzato.
I parassiti intestinali rappresentano un argomento spesso sottovalutato e, in alcuni filoni, eccessivamente enfatizzato. Ritengo che ci sia bisogno di approfondire questa tematica più di quanto non si faccia oggi, soprattutto se i sintomi intestinali ed extra intestinali continuano a ripresentarsi nonostante un’alimentazione sana e uno stile di vita equilibrato.
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Ogni corpo ha una storia e un equilibrio unico.
Nel video trovi uno sguardo più ampio su come nutrizione, ormoni e segnali corporei possono essere letti insieme.
Foto di Pawel Czerwinski su Unsplash