Da dieci anni scrivo approfondimenti sul mio sito: le calorie sono state il primo argomento che ho trattato, poi è seguito un approccio olistico all’alimentazione, le associazioni alimentari e l’ascolto del corpo.
Eppure, nel 2024, durante le mie consulenze ascolto (ancora) storie incredibili.
Mi chiedo quando arriverà il momento in cui certi luoghi comuni cadranno definitivamente. Intanto, questo nuovo approfondimento vuole essere un invito a non considerarti più un robot biologico che dovrebbe funzionare in modo standardizzato. A non accettare più protocolli che ti fanno sentire un numero, fuori posto e/o sbagliata.
La storia della medicina che vediamo applicata oggi
La modalità di medicina che vediamo oggi arriva da lontano, da quando la persona quale ecosistema – come veniva considerata negli antichi filoni medici fra cui la medicina cinese e quella ayurvedica – viene ridotta a un corpo fisico.
Eviterò di dilungarmi qui sugli eventi che hanno portato a questo paradigma riduttivo. Se ti va di leggerlo, puoi farlo in questo articolo sulla Nutrizione Olistica.
Intanto, nuove e affascinanti scoperte sono state fatte, a confermare che siamo molto di più di robot biologici ridotti a contare calorie e seguire diete standard.
Eppure, nonostante ormai concetti come la Pnei (psiconeuroendocrinoimmunologia), psicosomatica e mindfulness vadano per la maggiore, si fa ancora fatica a integrarli nella pratica clinica.
Da un lato master universitari costosi e con i migliori esperti, dall’altro la realtà della pratica clinica dove l’80% delle donne che seguo si è sentita sminuire nei sintomi che stava vivendo, con iter diagnostici lunghissimi.
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Per cambiare, è necessario che tu riparta da te
Se c’è una cosa che ho capito in questi 15 anni di esperienza clinica è che sta al singolo professionista scegliere se aggiornarsi oppure no, se ampliare la propria visione oppure no, se integrare nuove conoscenze oppure no.
Nonostante si parli tanto di nuove scoperte scientifiche o di studi che convalidano qualcosa, tutta questa apertura in realtà non si respira ancora, per niente.
E in questo processo, sei tu a doverti considerare una parte attiva del cambiamento.
A rifiutare un protocollo basato solo sui sintomi, che viene fuori dopo 15/20 minuti di visita. A rifiutare di sentirti inadeguata o sbagliata se ti sembra che il professionista davanti a te non riesca a cogliere il tuo dolore, le tue difficoltà, la tua confusione, la tua fatica nel cercare una soluzione, a volte anche la tua disperazione perché ci si può sentire davvero perse quando abbiamo la sensazione di essere una mosca bianca.
Eppure, ti posso assicurare che non sei una mosca bianca.
Sei un essere umano. Un ecosistema con i suoi percorsi, i suoi talenti, le sue risorse, le sue capacità di autoguarigione che una medicina basata sul sintomo possono solo zittire.
Comincia a rifiutare di essere considerata solo un corpo che conta i cucchiaini di olio extravergine di oliva in un pasto. Che si affida a esperti che ti dicono cosa mangiare e cosa non mangiare. Che nutrono in te sensi di colpa, inadeguatezza, frustrazione invece di alimentare il senso di cura e di fiducia verso il tuo corpo e la tua vita. Verso quell’innata intelligenza dentro di te che ti guida a ogni passo.
Comincia ad accettare di avere delle vulnerabilità, tante quante sono i tuoi punti di forza. Di avere delle imperfezioni e delle fragilità, tante quante sono le tue risorse e i tuoi talenti.
Per ogni lato abbiamo il suo aspetto più forte e quello più debole, in una continua bilancia di alti, bassi e compromessi. Gli stessi che il corpo cerca ogni volta per ritrovare la sua omeostasi, cioè il tuo equilibrio: un aspetto estremamente dinamico e che ti permette di reagire alla stanchezza, a quella febbre che arriva, fa il suo e se ne va, a quel sintomo che magari trascuri di soffermarti ad ascoltare.
Riparti da te, perché la cosa più importante sei tu.
Da donna, vedo meme e incoraggiamenti nel trovare un uomo che ti guardi come Harry guardava Megan durante il loro matrimonio.
Ma nessun riferimento a qualcuno che ti guardi allo stesso modo quando si tratta di prenderti cura di te e di incoraggiarti a creare uno spazio che sia per te nutriente e fonte di guarigione, diverso per ognuna.
In un percorso di cura, riparti da te. Ascolta come ti senti, quando lo senti, dove lo senti. Nutri il tuo spazio di ascolto, crea uno spazio vuoto da riempire di nuove consapevolezze. E anche il percorso di cura andrà verso una svolta inaspettata.
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