Da oggi si cambia musica, direbbe qualcuno. Ebbene, io ho deciso di cambiare musica e direzione, nella mia comunicazione. Perché tutto quello che è sommerso, nelle quattro mura del mio studio o confinato nella finestra del pc mentre faccio consulenze online, merita di essere raccontato. Tutto quello di cui parlo in privato con altre colleghe o amiche non può e non deve (più) essere la normalità.
…
L’ingenuità durante gli studi universitari
Avrei dovuto capirlo subito e invece c’è voluto moltissimo tempo, 15 anni per la precisione.
Avrei dovuto capirlo già mentre mi trovavo nella biblioteca universitaria a leggere di ciclo ormonale e variazione dell’infiammazione durante il mese, che c’era qualcosa che non tornava. Laddove le diete che mi insegnavano erano basate su calorie e protocolli e l’unica menzione della donna era durante la dieta in gravidanza e in menopausa.
Avrei dovuto capirlo quando realizzai da sola, per una mia intuizione, la tesi che mi valse la lode, sulla correlazione fra tessuto adiposo, sindrome metabolica e osteoporosi.
Diedi ingenuamente la bibliografia della mia tesi a un professore fra quelli presenti durante la discussione. Un docente che non mi aveva mai considerata prima e che non mi aveva mai guardata negli occhi nemmeno durante gli esami. Poiché per quei medici che mi hanno formata all’università, i non-medici come noi erano una laurea di serie B.
E così diedi ingenuamente la mia tesi a quel professore, endocrinologo, che il giorno della mia laurea era diventato gentile e me ne chiese una copia, con molti complimenti. E pensare che questa copia gliela portai tutta felice, magari la mia tesi era stato un bel lavoro. Invece i complimenti finirono lì.
Salvo poi scoprire per caso, nei mesi successivi, mentre passavo dai corridoi degli studi medici, che quello stesso docente aveva realizzato un convegno proprio sul tema della mia tesi e non si era scomodato per farmelo sapere. Ovviamente. A me non importò, perché non avevo intenzione di dedicarmi alla ricerca scientifica. E se invece sarebbe stato per me un percorso gratificante e stimolante? Non lo scoprirò mai. Allora non mi importò.
Oggi invece mi importa, e tanto, di cominciare a cambiare un paradigma che vedo fermo da 20 anni. Non si tratta di meritocrazia, si tratta di molto altro.
…
Quando il dolore è donna e viene minimizzato
Sono andata spesso in conflitto con il concetto di dieta e ho cercato di farci pace a più riprese negli anni, continuando a formarmi per cercare le risposte alle mie (tante) domande.
Solo nell’ultimo anno mi sono resa conto di un dato: non è colpa di noi donne se ci sentiamo sbagliate sempre e comunque. A essere sbagliato è il sistema su cui sono stati costruiti e cementati tutti i condizionamenti che subiamo velatamente o esplicitamente, direttamente o indirettamente.
Sbagliato è il modo di minimizzare, banalizzare, dare per scontato quando si tratta del dolore al femminile. Per luoghi comuni, per leggerezza oppure per un sistema di pensiero che ormai viviamo come fosse la normalità. Con la presunzione, portata avanti da questo sistema, che qualcuno – e il più delle volte un uomo – sappia meglio di noi come ci sentiamo.
E qui si apre un mondo sommerso che io ho iniziato a mettere a fuoco già da un po’ e che non mi risparmierò di raccontare attraverso blog e social da ora in poi. Parlando non solo dell’esperienza delle pazienti, anche della mia.
Non c’è nulla di normale e quello che conta è che ogni donna possa ritrovare la sua dimensione di cura, di ascolto e la fiducia in se stessa, quella che troppe volte vedo minata durante le mie consulenze.
…
Le mie parole ti risuonano e vuoi raccontarmi la tua storia?
Scrivimi un’email a info[@]veronicapacella.com, sono qui per leggerti!