Nel mio lavoro sono sempre stata aperta a esplorare nuove strade. Nonostante questa mia attitudine però ho avuto un pregiudizio nei confronti di alcuni filoni nutrizionali, fra cui la dieta chetogenica. In questo articolo ti racconto il mio incontro con la chetogenica e gli approfondimenti scientifici a supporto.

La mia storia alla scoperta della dieta chetogenica

Ho deciso di affrontare il mio pregiudizio sulla chetogenica quando, durante una consulenza, una mia paziente scoppiò in lacrime dicendomi che non riusciva più a guardarsi allo specchio.
E io, effettivamente, non potevo darle torto: aveva una costituzione definita con molta massa muscolare eppure c’erano delle adiposità localizzate lasciate dalle tre gravidanze che non riuscivamo a modificare con l’alimentazione.

Sicuramente il tessuto adiposo si era distribuito seguendo il suoi ormoni, che manifestavano chiaramente un esaurimento ormonale che ero riuscita a riportare in equilibrio, ma per il resto non c’era molto che potessi fare e sicuramente non volevo riempirla di integratori.

È stato in quel momento che ho promesso a me stessa di cercare una soluzione che le permettesse di aiutarla a ritrovare non solo il sorriso ma anche il benessere!

Quando ho approcciato la dieta chetogenica all’inizio ero diffidente e anche un po’ spaventata, eppure sin da subito ho iniziato a toccare con mano come una dieta così dibattuta fosse in realtà in grado di migliorare una serie di parametri, incluse alcune problematiche ormonali. Insieme alla riduzione del tessuto adiposo nei punti localizzati dove si riuscirebbe solo con molta attività fisica.

Come funziona questo tipo di dieta

La dieta chetogenica si caratterizza per l’assenza dei carboidrati come macronutrienti, quindi cereali, patate, legumi e zuccheri. In realtà lo scrivo in modo molto semplicistico perché – come potrai immaginare – il discorso è ben più complesso.

Diciamo che il meccanismo di base è questo: il corpo utilizza come carburante principalmente gli “zuccheri”, che arrivano appunto da cereali, patate, legumi, frutta, bevande alcoliche e dai vari tipi di zuccheri aggiunti agli alimenti confezionati.

Togliendo gli “zuccheri”, l’organismo ricorre al suo tessuto energetico di riserva: il tessuto adiposo, con l’utilizzo dei corpi chetonici (da qui il nome di dieta chetogenica) al posto degli zuccheri. Nell’alimentazione quindi rimangono come macronutrienti proteine, lipidi e verdure.

Utilizzando il tessuto adiposo come carburante, questo comincia a ridursi nelle zone dov’è localizzato. La massa muscolare e tutto il resto rimangono intatti. Proprio per questo motivo è importante calcolare l’apporto proteico e lipidico su misura affinché la chetogenica si modelli sulla base della persona e delle sue caratteristiche.

C’è da dire che la dieta chetogenica non è una dieta fisiologica, a parte rare eccezioni legate a particolari patologie, motivo per cui è bene che si venga seguiti in tutto che il percorso, che di norma dura circa 12 settimane, dove c’è un monitoraggio continuo con lo stick urinario.

Dopo più di due anni di esperienza con la dieta chetogenica ho pensato di chiedere direttamente a uno dei maggiori esperti italiani, con cui mi sono formata: il collega Marco Marchetti, a cui ho pensato di fare due domande su questo tipo di nutrizione.

Marco Marchetti e le ricerche nel campo della dieta chetogenica

Fra i corsi di formazione avevo bisogno di qualcuno che fosse in grado di rassicurarmi e di darmi tutti i parametri scientifici in cui muovermi per applicare la chetogenica in modo corretto.

Ho trovato in Marco un collega preparato e soprattutto disponibile al confronto, impegnato in una continua ricerca clinica verso questo tipo di dieta, da cui traspare tutta la sua passione. Ecco le sue risposte a due delle mie domande:

Dott. Marchetti, come mai hai deciso di fare ricerca proprio nella dieta chetogenica?

Durante la mia specializzazione mi è stato chiesto di approfondire il funzionamento delle diete, che erano per lo più tutte basate sulla restrizione calorica. Sono rimasto molto sorpreso dallo scoprire che la dieta chetogenica, così contestata, controversa e per molti aspetti ancora inesplorata, avesse in realtà basi scientifiche molto solide. E così ho rivolto la mia curiosità e dedicato la mia ricerca e divulgazione al vasto campo delle diete chetogeniche e alla loro corretta applicazione”.

E’ vero che questo tipo di dieta, una volta terminata, porta a riprendere tutto il peso perso e/o a bloccare il metabolismo?

La dieta chetogenica correttamente applicata porta a risultati stabili. Questo accade perché viene correttamente conservata la massa muscolare e quella cellulare, che hanno un loro dispendio energetico, a scapito del tessuto adiposo che invece non ne ha. Quando le diete sono restrittive, il metabolismo rallenta. Nella dieta chetogenica ideata su misura del paziente, il metabolismo rimane attivo se la massa muscolare viene conservata. Motivo per cui il metabolismo non si blocca né il peso viene ripreso. Insieme a questo ovviamente è necessario accompagnare il termine della chetogenica con una corretta alimentazione che prevenga quegli errori che hanno portato al sovrappeso o alle adiposità localizzate. Ci tengo a sottolineare che, all’interno dello stato di chetosi, ci sono una marea di dietoterapie non tutte salutari e non tutte efficaci.

Sulla chetogenica ci sarebbe moltissimo da dire e sicuramente ne parlerò nei prossimi articoli del blog per raccontarne meglio i campi di applicazione.

Per iniziare a parlarne, ho voluto ospitare il collega Marco Marchetti in questo primo articolo. Nel suo sito infatti puoi leggere di più sulle sue ricerche scientifiche, con un’intera sezione del suo blog dedicata alle ricette, tutte da provare anche per chi vuole semplicemente variare la sua alimentazione 😊

Foto di Hermes Rivera su Unsplash